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Pesca all'inglese

Pesca all'inglese

Originaria della Gran Bretagna, la tecnica è nata per pescare a distanza con il galleggiante e una piombatura leggera a dispetto del vento, ed è rimasta confinata nel Paese d’origine fino al 1963. I Campionati del Mondo in acque dolci di quell’anno si svolsero in Lussemburgo e videro la vittoria individuale dell’inglese Billy Lane, che si impose proprio con il galleggiante in penna di pavone che ancora oggi qualcuno chiama “billy”. Ma per assistere al primo vero show degli inglesi in Italia si dovette attendere fino al 1982, anno in cui la squadra di Barnsley Daiwa vinse il titolo mondiale per Club nel laghetto del Parco Ducale, a Parma. Il loro capitano, Ivan Marks, era già noto nel suo Paese come “The Master”, e si può immaginare quanta influenza ebbe sul giovanissimo compagno di squadra Tommy Pickering, che in seguito prese il suo posto come consulente Daiwa e salì sul gradino più alto sul podio dei mondiali del 1989, in Bulgaria. In quel periodo nel nostro Paese l’agonismo era ancora alle prese con tante alborelle, e così lo show di Parma ebbe un impatto ancora limitato. Ben diverso fu invece lo shock in occasione dei Mondiali di Firenze (1985), che vide la Nazionale Inglese stracciare tutti con una tecnica da manuale. Non paghi di tanto raccolto, gli inglesi portarono a casa anche il titolo individuale con David Roper, un garista che era stato scelto dal CT Dick Clegg perché era un “good pole angler”, cioè un buon esperto di roubaisienne! Da allora le nostre abitudini cambiarono radicalmente, e si giunse rapidamente a considerare la canna inglese come parte irrinunciabile della attrezzatura agonistica.