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Pesca a spinning

Pesca a spinning

E’ senza alcun dubbio la tecnica di pesca più diffusa al mondo. La sua fortuna dipende probabilmente dalla relativa semplicità dell’attrezzatura, dal fatto di non richiedere una preparazione del posto di pesca (pasturazione) e dal fatto di essere basata sull’impiego di esche artificiali. Rispetto alle esche naturali, infatti, gli artificiali non deperiscono, sono sempre pronti all’uso e si prestano ad essere trasportati in viaggio.
Il termine inglese “spinning” tradisce le origini anglosassoni della tecnica e significa “girando”, la parola giusta per indicare il movimento incessante al quale il mulinello è sottoposto, dal momento che l’esca viene recuperata sistematicamente per attirare l’attenzione del pesce.
Le esche si possono suddividere in tre grandi famiglie: i minnows, ovvero imitazioni di pesciolini; i cucchiaini, ossia artificiali metallici dotati di una paletta che ricorda appunto un cucchiaio; le esche composite, che sono costituite da elementi in gomma, in silicone o mix di materiali diversi. In comune hanno l’effetto che maggiormente stimola l’aggressività dei pesci predatori, cioè la produzione di vibrazioni durante il recupero.
La canna classica è costruita in un solo pezzo o in due sezioni, ed ha una lunghezza che va dal metro e mezzo ai tre metri. Esistono versioni telescopiche che presentano il vantaggio del ridotto ingombro ma non sono altrettanto perfette nella curva d’azione.
Il mulinello può essere a bobina fissa o a bobina rotante; il primo tipo è certamente il più noto in Italia, mentre il secondo è un classico irrinunciabile nel resto del mondo.