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Pesca a Roubaisienne

Pesca a Roubaisienne

In francese il termine significa “nativa di Roubaix”, ed indica la cittadina d’origine della mitica canna ad innesti. Per la verità, l’invenzione dei garisti del nord-est della Francia non è stata la struttura della canna, bensì il suo utilizzo con il filo corto, dettato dalla necessità di tenere l’esca ben ferma nonostante l’azione del vento. Già negli anni cinquanta la tecnica roubaisienne aveva una certa diffusione nel Paese d’origine, nel vicino Benelux e nella Svizzera, mentre in Italia ha conosciuto una crescente popolarità per merito del Dott. Carlo Chines, commissario tecnico della Nazionale e promotore del Club Azzurro Acque Interne, che a partire dal 1980 cercò di colmare il divario tecnico che separava la nostra scuola da quella transalpina, stimolandone l’uso nelle competizioni di alto livello. Dal 1990 in poi si è verificato un vero boom nell’impiego della roubaisienne in tutta Europa, dalla penisola Iberica ai Paesi dell’Est Europeo, senza esclusione della Gran Bretagna che è flagellata dal vento e pertanto conosce bene il problema. Alle origini la canna veniva usata con il vettino riportato, come quello di una canna fissa; in seguito venne adottato l’elastico ammortizzatore, che era applicato esternamente ad un beccuccio rigido. L’attuale soluzione, che prevede l’elastico a scorrimento interno, è l’ultima in ordine temporale e sembra destinata a durare per la sua efficienza e semplicità. L’elastico assorbe la forza espressa dal pesce allamato, proteggendo la lenza dal rischio di rottura e portando il pesce nei pressi del guadino.